Percorso di coppia

EQULIBRIO

L’incontro con un sessuologo o esperto in educazione sessuale, spesso, inizia con una telefonata o una chiacchierata, a volte informale, a volte solo per chiedere informazioni.
Ma quella telefonata è, spesso, per chi chiama, frutto di riflessioni, pensieri, dubbi, timori, curiosità perpetuati nel tempo.
Chi si rivolge a me, lo fa seguendo il suo istinto, i suoi ritmi, i suoi spazi, a fronte di una difficoltà o semplice curiosità che, da solo, non riesce a superare e comprende che necessita di un professionista.

Equilibrio

“Quella sera decisi di fare un gioco. Eravamo io e lui e, sicuramente, il sesso avrebbe fatto parte della serata. Non avevo ancora le idee molto chiare, non sapevo molto bene cosa avrei fatto, come sarebbe andata a finire e dove mi avrebbe portato tutto ciò, ma il mio desiderio di sperimentare una cosa nuova era molto forte. Non mi ero mai spinta così in là, perché nel sesso sono sempre molto timida, ma, quella sera, ero determinata a mettermi in gioco e così vinsi il mio timore che, da sempre, bloccava ogni mio tentativo di “espormi” in questo ambito.

Quindi, mi feci coraggio e aprii il mio pacchettino, acquistato qualche tempo prima da una mia amica, pacchettino che avevo deciso di destinare ad una serata speciale; misi sul letto il contenuto e, osservandolo, iniziai ad immaginare come avrei potuto “utilizzare” quelle cose. Avevo a mia disposizione un sacco di oggetti nuovi e la fantasia iniziava lentamente a farsi spazio nella mia testa. Tra le varie cose contenute in quel pacchettino, la mia attenzione fu catalizzata da una benda e da due nastri in morbidissimo raso, un capo intimo fin troppo sexy per me, che non avrei mai avuto il coraggio di indossare, e una piccola piuma.

Più osservavo questi oggetti e più la mia mente vagava in sogni e desideri, per me, in quel momento, lontanissimi dal mio modo di vedere il sesso, ma che, timidamente, iniziavano a farsi spazio e prendevano lentamente forma. Mi accorsi di sorridere. Poi iniziai a cercare un’idea su come avrei potuto condurre la serata: forse avrei potuto lasciarli lì, sul letto e, più tardi, avrei potuto chiedere al mio uomo, di sceglierne uno solo… O forse no? Mi sentivo, come sempre, impacciata ed indecisa, ma mi ero riproposta di stupirlo, cercando di tirare fuori tutta la mia femminilità e la mia sensualità presentandomi davanti a lui con indosso solo quel capo intimo, contenuto nel pacchetto, che solleticava la mia curiosità.

Gioco

Più tardi, dopo cena, come da copione, mi armai di tutto il coraggio che avevo in corpo e mi presentai davanti a lui in abiti succinti, lo guardai dritto negli occhi e lo presi per mano accompagnandolo nella stanza da letto. Mi sentivo sexy come non mai prima e, cosa strana, padrona assoluta della situazione, della seria “questa sera si fa sesso a modo mio”, anche se, dentro di me, ero agitatissima e avrei voluto scomparire. Avevo timore che il mio viso tradisse la mia calma apparente e, per distogliere il suo sguardo, lo invitai ad osservare gli oggetti sul letto dicendogli che avrebbe dovuto sceglierne solamente uno.  Ero certa della mia posizione, in quel momento!

Il tempo che trascorse, dal mio invito, alla sua scelta, sembrò interminabile e la mia sicurezza iniziò a vacillare. L’attesa iniziò ad essere quasi snervante e la mia pazienza stava per finire. E lui lo sapeva molto bene. Passò da un oggetto all’altro, toccandoli tutti, uno ad uno, e, ad ogni tocco, il suo sguardo incrociava il mio, facendomi vibrare ogni volta e la mia sicurezza iniziava veramente a perdere colpi. L’aria si tagliava con la lama di un coltello e i respiri iniziavano a farsi sempre più lunghi e profondi. Silenzio.

Attesa

Poi, finalmente, mi disse “Bene!” ed io ebbi un sussulto, quando vidi cosa aveva scelto. Furbescamente aveva scelto le manette in raso. In cuor mio, speravo segretamente che scegliesse proprio quelle. Il gioco ebbe inizio. Mi bloccò con molta lentezza e amorevolezza i polsi dietro alla schiena, facendo scivolare sul mio corpo il nastro di raso, generando meravigliosi brividi. Chiusi gli occhi. Mi baciò a lungo. Poi, con altrettanta ed estrema lentezza, prese la benda e mi sussurrò “Ora mi prendo cura di te “…

Assunta Morosetti, sessuologia e relazioni.

Fantasia

ABUSO E CONSENSO

Se sei vittima di abuso psicologico nella coppia

e non ti senti felice, la prima domanda che ti viene in mente è “perché non chiudo questa relazione?”. Questo interrogativo, posto da una persona coinvolta in una relazione tossica, nasconde spesso una realtà molto più complessa. I legami basati sul dominio non consensuale sono avvolti dal timore, dalla vergogna, dalla costante indecisione, dalla confusione e, soprattutto, dalla famosa idea di amore (Amore Idealizzato). Situazioni, certamente complicate, difficili da comprendere per chi non ci è dentro.

Le neuroscienze affermano che il nostro cervello è progettato per favorire la connessione tra esseri umani. L’essere umano è un essere sociale. In questo senso, quando si inizia una relazione amorosa, si costruisce qualcosa di più che un impegno o una vita in comune. Anche le nostre strutture cerebrali si abituano a quel legame, si alimentano di quella vita quotidiana condivisa, dell’affetto, dell’intimità, dello spazio reciproco e, soprattutto,  idealizzano il rapporto.

Quando compaiono comportamenti di controllo o di abuso,

l’altra persona tende a minimizzarne l’effetto perché inconsciamente, si rifiuta di elaborare chiaramente la realtà. Si aggrappa al legame, perché ammettere la verità può essere molto più doloroso e impattante, che non subire, giorno dopo giorno, a piccole dosi. Piano piano, la percezione si offusca a tal punto, da dare vita ad un meccanismo di autodifesa, che serve a preservare l’idea che tutto vada bene. Una sorta di felicità fittizia. Si porta avanti l’idealizzazione del rapporto, nascondendo a sé stessi la verità.

Un abuso psicologico nella coppia è una trappola molto sofisticata.

Non possiamo banalizzare affermando che la vittima è cieca, ingenua o indecisa perché non reagisce. La vittima ha riposto, inconsapevolmente, tutta la sua fiducia, sull’ altra persona e la manipolazione attuata dall’ “abusante”, spesso, si basa su strategie talmente tanto subdole, che nemmeno chi le attua, se ne rende conto. Non è per niente facile uscire improvvisamente da questa realtà, sia per l’abusato che per l’abusante perché, paradossalmente, questa realtà diventa una “zona confort”, tanto che il meccanismo che si crea si può quasi definire un “bisogno”, in quanto l’abusato vede in questi gesti, una forma di amore e attenzioni, che crede di meritarsi. Per l’abusante questo è l’unico mezzo che ha per tenere accanto a sé la persona. Alla base c’è una grande forma di insicurezza che trasforma le relazioni, in relazioni tossiche, dalle quali è difficilissimo uscirne. 

“Date al dolore la parola; il dolore che non parla, sussurra al cuore oppresso e gli dice di spezzarsi”.

William Shakespeare-

Ammettere di essere vittima di un abuso è molto difficile.

Probabilmente, la cultura nella quale si è cresciuti, porta a tollerare certe parole o comportamenti, più che a dimostrare il proprio valore e bloccarle sul nascere. Si è portati a supervalutare il partner, spesso, a discapito della nostra integrità psicologico-emotiva. Ci si convince che la persona sia così speciale, che vale la pena sopportare. Il sacrificio porterà amore. Questo dialogo interiore andrà avanti di giorno in giorno, finché a un certo punto si prenderà coscienza di essere caduti in una trappola dalla quale non ci si libera facilmente. Quando si comprenderà che si è venuti meno a sé stessi, per agevolare l’altro, quando, pur di piacere e di farsi amare, si è disposti a qualunque cosa, dimenticando di amare noi stessi. Quando ormai l’autostima sarà sotto i piedi e la presa di coscienza porterà la consapevolezza che la relazione va chiusa, ci si renderà conto che non c’è la forza per farlo: la paura governerà. Questa situazione di stallo può durare dai due ai cinque anni.

Lo stato di “congelamento” psicologico. 

L’abuso psicologico è un danno che si infligge quotidianamente attraverso le strategie più subdole. È una costante erosione di autostima, dignità e concetto di sé. La vittima finisce per subire gli stessi sintomi di una situazione stressante: stanchezza mentale, mal di testa, dolori muscolari, piccole perdite di memoria, apatia, isolamento. Avviene una specie di “congelamento”. Ovvero la persona si separa dalle emozioni per non soffrire, per non provare dolore. 

Tattiche di abuso che cambiano lo stile di pensiero

L’abusante sfrutta l’elemento a suo grande vantaggio: l’amore. Utilizzerà questo ingrediente base per avere potere sull’altro. Ogni richiesta, ogni filo che muoverà a suo favore sarà giustificato dall’amore, da quell’arma a doppio taglio, a cui l’altra persona finirà sempre per cedere perché capisce che è l’unico modo per farsi accettare e, quindi, amare.

La persona abusata farà ricorso alle auto-giustificazioni, alle dissonanze cognitive e alle false credenze e ideologie per integrare quelle dinamiche e non soffrire. A poco a poco, queste tattiche manipolative ne cambieranno anche il modo di pensare e la personalità. Ci saranno momenti in cui sarete portati a credere che la colpa di tutto è vostra, finendo per odiarvi, provare vergogna, ansia. In un certo senso, sì, è vostra la colpa perché avete permesso tutto ciò. Sembra un controsenso, ma in realtà non lo è. Ma questo è un passaggio che si comprenderà quando si sarà pronti ad accoglierlo.

Ridefinirsi come persone.

È tale il degrado a cui si può arrivare, il logoramento e la vulnerabilità, che è assolutamente comprensibile la difficoltà nel trovare la forza per chiudere la relazione. Avremo bisogno del giusto supporto, di professionisti fidati che possano aiutarci a recuperare l’autostima, la forza, la voglia di stare bene e comprendere che l’amore, all’interno di una sana relazione, non si nutre di tossicità. Guarire l’anima ferita, consapevolizzare e contestualizzare la vulnerabilità e riprendere in mano la persona che si decide di essere. L’abuso psicologico, nella coppia, può anche non lasciare segni visibili, ma offusca emotivamente e psicologicamente. Cancella l’identità, indebolisce le qualità, consuma l’autostima e distorce i valori per poter esercitare il potere. Tutto questo è frutto di una immaturità e insicurezza che stanno alla base delle relazioni tossiche. 

Nulla è per sempre e nulla è perduto

perché ci si può di nuovo raccontare, questa volta in modo sano, consapevole e maturo, con l’inchiostro della resilienza e della auto-determinazione. Con quell’amore che, se prima era idealizzato su una persona, ora, invece, lo si utilizza per sè, quello sincero e trasparente, che non si nutre di manipolazione alcuna. Perché anche se il passato non si dimentica, diventa una parte della nostra storia, un’opportunità per crescere, migliorarsi e costruire la persona che vogliamo essere.